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Come puoi aiutare chi subisce violenza domestica


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Probabilmente conosci o hai conosciuto una donna che subisce violenza da parte del compagno. Se pensi di non conoscerne, andiamo nel dettaglio, concentrandoci sulla

violenza domestica - per capire di cosa di tratta - e per poi vedere insieme cosa possiamo fare di concreto per aiutare donne soggette ad abusi.


La Legge 15 ottobre 2013, n. 119 recante «disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province» fornisce una definizione di violenza domestica.  Per violenza domestica si intende uno o più atti, gravi ovvero non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all'interno della famiglia o del nucleo familiare o tra persone legate, attualmente o in passato, da un vincolo di matrimonio o da una relazione affettiva, indipendentemente dal fatto che l'autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima. 


Definizioni di violenza


Violenza fisica: ogni forma di violenza contro il corpo o la proprietà

Comprende l’uso di qualsiasi azione finalizzata a far male e/o spaventare. Le aggressioni possono essere evidenti (la minaccia di essere fisicamente colpita, spinta, strattonata, picchiata, schiaffeggiata, presa a calci, minacciata o colpita con armi o sottoposta a tentativi di strangolamento, soffocamento, bruciature), ma a volte sono più sottili e si rivolgono a qualcosa cui la persone tiene (animali, oggetti, vestiti), ai mobili o a cose che sono necessarie (es. i documenti). Si va perciò dall’aggressione fisica grave, che comporta ferite e richiede cure mediche d’emergenza, ad ogni contatto fisico che miri a spaventare e controllare la persona.


Violenza psicologica: mancanza di rispetto che offende e mortifica la dignità

Questo tipo di violenza può manifestarsi da sola , ma è sempre presente anche in tutte le altre forme di violenza. E’ la prima a manifestarsi ed è quella che permette lo svilupparsi delle altre forme. E’ meno visibile perché non lascia segni sulla pelle, non solo per gli estranei , ma anche per chi la subisce. Comprende abusi psicologici come intimidazioni, umiliazioni pubbliche o private, continue svalutazioni, ricatti, controllo delle scelte personali e delle relazioni sociali fino ad indurre la persona ad allontanarsi da amici e parenti, sino al completo isolamento.


Violenza sessuale: coinvolgimento in attività sessuali senza consenso

Per violenza sessuale si intende ogni forma di coinvolgimento in attività sessuali senza un reale consenso: qualsiasi atto sessuale, o tentativo di atto sessuale, commenti o avances sessuali non desiderate, o traffico sessuale, contro una persona con l’uso della coercizione.


Violenza economica: ogni forma di controllo sull’autonomia economica

E’ difficile da rilevare e ne sono poco consapevoli anche le vittime. Comprende forme di controllo economico come il sottrarre o impedire l’accesso al denaro o ad altre risorse  basilari, sabotare il lavoro della donna, impedire opportunità educative o abitative. Tale forma di violenza riguarda tutto ciò che concorre a far sì che la donna sia costretta in una situazione di dipendenza e/o non abbia i mezzi economici per soddisfare i propri bisogni di sussistenza e quelli dei figli. Tali strategie la privano della possibilità di decidere autonomamente e rappresentano uno degli ostacoli maggiori nel momento in cui la donna si sente pronta per uscire dalla situazione di maltrattamento.


Stalking: ogni atto che lede la libertà e la sicurezza

Indica forme di comportamento controllante messe in atto da parte del persecutore sulla vittima. E’ un tipo di violenza riconosciuta da pochi anni in Italia a livello normativo. Si può verificare quando una donna decide di interrompere la relazione con l’uomo. Spesso precede i femminicidi o tentati femminicidi. Si può manifestare con: invio indesiderato e quotidiano di fiori, regali pedinamenti a piedi o in auto minacce telefoniche tramite email, sms appostamenti presso l’abitazione della donne, il luogo di lavoro o altri luoghi normalmente frequentati da lei.


Chi è vittima di violenza domestica?


Forse non conosci nessuna che sta vivendo in una situazione di violenza domestica, ma se inizi a chiedere in giro, in realtà ci sono casi ovunque, spesso proprio a casa dei vicini. Secondo una indagine ISTAT condotta nel 2025: "All’interno della coppia, 323.530 donne vivono situazioni legate ai maltrattamenti fisici (il 2,2% delle donne attualmente con un partner), 146.271 alle violenze sessuali (l’1%), che sono stupri o tentati stupri in quasi 39mila casi".


Perché non lo lascia?


Non pensiamo solo alla terrificante punta dell'iceberg (la violenza fisica) ma consideriamo la violenza psicologica, altrettanto profonda: probabilmente conosci già qualcuna che subisce violenza da parte del partner. Se vuoi essere di supporto a chi subisce violenza, come prima cosa devi mettere da parte tutto quello che pensi sia "la cosa giusta" da fare. Se non sei mai stata vittima di abusi e violenze domestiche, spesso il primo pensiero è "Perché non se ne va!?", accusando - quasi - la persona. Questo pensiero non considera tutta una serie di situazioni: sistema nervoso in stato di congelamento (freeze), impossibilità economiche, senso di vergogna ecc. 


Lo stato di "congelamento" (freezing) è una risposta di difesa del sistema nervoso a minacce percepite come soverchianti, che si manifesta come paralisi fisica e/o emotiva. A livello fisico, si traduce in un'immobilità forzata, mentre a livello psicologico-emotivo provoca un distacco, un senso di assenza di emozioni o un annebbiamento mentale, e una profonda dissociazione. Neurobiologicamente, è scatenato da un'attivazione dell'amigdala che, anziché preparare alla fuga o all'attacco, inibisce momentaneamente il movimento e l'attività razionale.


Esistono molti altri ostacoli pratici e psicologici alla fine di una relazione con un partner violento, tra cui:


Sicurezza: la donna potrebbe avere paura di ciò che l'abusante potrebbe fare a lei e ai figli se se ne andassero o tentassero di andarsene.

Mancanza di fiducia in se stessa: la donna potrebbe credere che sia colpa sua e di meritare l'abuso, e potrebbe temere di non trovare mai nessun altro se se ne andasse.

Negazione: si convince che "non è poi così male".

Vergogna: si vergogna che gli altri lo scoprano.

Colpa: l'abusante le fa credere di essere responsabile delle sue azioni.

Dipendenza economica: la donna potrebbe non essere in grado di provvedere autonomamente a se stessa e ai figli. 

Lealtà: Potrebbe essere leale all'abusante indipendentemente dalle sue azioni

Speranza: Crede che le cose miglioreranno con il tempo o che potrà farlo cambiare

Mancanza di supporto: Non sa a chi rivolgersi per chiedere aiuto

Pressione: Familiari e amici la pressano affinché rimanga e "faccia funzionare le cose"

Credenze religiose/comunitarie: È sotto pressione per non separare la famiglia

Amore: Nonostante l'abuso, lo "ama" ancora (dipendenza emotiva)

Jekyll e Hyde: L'abusante alterna fascino e rabbia; la donna pensa "Non è sempre così", "In fondo non è cattivo", "E' solo stressato", "Posso aiutarlo a cambiare" ecc.

Intimidazione: L'abusante minaccia di portargli via i bambini o gli animali domestici

Ruoli di genere: Potrebbe normalizzare il suo comportamento perché è un uomo - "gli uomini sono così". Potrebbe credere che sia compito della donna mettere al primo posto i bisogni degli altri

Immigrazione: Se ha uno status di immigrazione precario, potrebbe temere di essere espulsa.


Come sostenere una vittima


Avendo compreso che non è così semplice andare via, dobbiamo dunque decidere di esserci, per quella persona. Dobbiamo essere in grado di sopportare la sofferenza che proveremo nel vedere la nostra amica vittima di violenza, anche se non assistiamo ai fatti, e prima di ogni cosa, dobbiamo essere in grado di ASCOLTARE, di dimostrare presenza, giorno dopo giorno. Può essere difficile sapere come sostenere un'amica o una persona cara che subisce violenza domestica. Il tuo primo istinto potrebbe essere quello di proteggerla, ma intervenire direttamente può essere pericoloso per te e per lei. 


Ecco alcune cose che puoi fare per aiutarla:


  • Crea uno spazio sicuro. Assicurati di parlare in privato. Chiarisci che non giudicherai. Solo allora potrebbe sentirsi abbastanza sicura da aprirsi.

  • Dille che sei preoccupata. Prova a dirle: "Ultimamente ti sento cambiata. C'è qualcosa di cui vuoi parlare? Va tutto bene a casa?"

  • Non giudicare il suo partner: questo potrebbe alienarla, rinchiuderla in se stessa o farla vergognare. Anche se lo sopporti poco, per consentirti di continuare a frequentare la tua amica, non essere scortese con lui, altrimenti lui vi impedirà di incontrarvi.

  • Se assisti ad un’aggressione non agire al posto della tua amica, ma affiancati a lei e asseconda la sua modalità di reagire. Sostituirti a lei significa sminuirla e può provocare un suo allontanamento, voluto o imposto dal partner. Questo non significa che non bisogna intervenire in caso di necessità, ma che bisogna sforzarsi di comprendere cosa è più utile per lei.

  • Prendila sul serio. Ascoltala. Credile. Le donne vengono spesso ignorate. Viene detto loro che lui sembra un bravo ragazzo o un bravo padre. Fidati di quello che dice.

  • Dille che non è colpa sua. La tua amica potrebbe incolpare se stessa, potrebbe pensare che è a causa delle sue azioni o parole che lui si arrabbia. Rassicurala che non sono i suoi comportamenti a causare la violenza. Non siamo mai responsabili delle azioni altrui, quindi il comportamento del partner violento è scorretto e l'unico responsabile di tutta la situazione è lui. Perché si comporta così è un altro tema che puoi approfondire qui. A lei puoi semplicemente ricordare che esistono uomini che amano e uomini che vogliono possedere e controllare in maniera ossessiva. Tutte le altre spiegazioni psicologiche non sarà disposta ad ascoltarle.

  • Non giudicarla. Non chiederle perché non se n'è andata, non giudicare le sue scelte e  non criticarla per essere rimasta.  Anche se potresti volere che se ne vada, deve prendere questa decisione con i suoi tempi. Piuttosto, rafforza la sua fiducia, concentrati sui suoi punti di forza  e ricordale che sta affrontando bene una situazione difficile e stressante.

  • Ricordale che non è sola. La maggior parte di casi di violenza domestica avvengono perché non c'è una rete di amicizie che possono proteggere e sostenere la donna. Potrebbe anche succedere che, con il passare del tempo e il subire le violenze, la donna si isoli deliberatamente per vergogna. Dille che sei lì per lei, che ci sono soluzioni e che c'è supporto disponibile, che quello che sta vivendo non è normale. Gli abusatori spesso isolano le donne da amici e familiari: aiutala a sviluppare o mantenere i suoi contatti esterni. Vai a prenderla tu stessa per andare a fare qualche attività insieme. Questo contribuirà ad aumentare la sua autostima. Ricordati che se lei non vuole venire, è perché ha paura della reazione di lui.

  • Incoraggiala a contattare i centri anti-violenza: sono molto ben organizzati e sono più bravi di te a trovare una soluzione: non ti sostituire ad essi. Puoi aiutarla nel frattempo a scoprire i suoi diritti e le sue opzioni. Nel caso di segni visibili di violenza fisica, portala ad un pronto soccorso (non quello più vicino casa sua, ma uno più lontano per evitare di incontrare persone che conoscete). Se non vuole subito sporgere denuncia, falle conservare il verbale del pronto soccorso (o tienilo tu). Sarà utile quando sarà pronta a sporgere denuncia.

  • Dalle tempo. Potrebbe volerci molto tempo prima che si confidi con te. Sii paziente. Riconoscere il problema è il primo passo.  Lasciare un partner violento è un processo estremamente difficile. Una donna può impiegare del tempo per riconoscere di essere vittima di abusi e ancora di più per decidere cosa fare.    


Cosa potrebbe provare una donna che subisce violenza domestica?


  • Potrebbe essere sopraffatta dalla paura.

  • Potrebbe credere di essere la responsabile e che se in qualche modo cambiasse, la violenza cesserebbe.

  • Potrebbe provare molte emozioni contrastanti. Potrebbe amare il suo partner, ma odiare la violenza. 

  • Potrebbe vivere nella speranza che il suo lato buono riaffiori

  • Potrebbe dipendere dal suo partner, emotivamente e finanziariamente

  • Potrebbe provare vergogna, senso di colpa e imbarazzo

  • Potrebbe sentirsi rassegnata e senza speranza e trovare difficile prendere decisioni sul suo futuro

  • Potrebbe temere di andarsene per il bene dei figli


Come posso aiutare lei e i suoi figli a stare al sicuro?


Se c’è un effettivo pericolo per la sua incolumità aiutala a mantenersi al sicuro.


  • Concordare una parola in codice in modo che possa segnalare quando è in pericolo e ha bisogno del tuo aiuto

  • Comportamenti schivi possono dipendere, oltre che dalla sfiducia, da una situazione di controllo. Se non risponde al telefono magari è perché non può farlo in sua presenza. Se sospetti o sai di una situazione grave non metterla in difficoltà, ad esempio non scriverle cose compromettenti, lui potrebbe avere il controllo del telefono.

  • Cerca informazioni sui servizi locali a cui la tua amica potrebbe rivolgersi e condividi con lei queste informazioni, anche se lei ti dice di non averne bisogno: potrebbe venire il momento in cui cambierà idea. Per un primo contatto, è consigliabile chiamare il numero nazionale gratuito 1522 (attivo 24/7), che offre supporto e informazioni sui centri antiviolenza più vicini. Quando condividi queste informazioni fai in modo che non siano rintracciabili dal suo partner: se trovate, potrebbero fare scattare reazioni violente.

  • Offrirti di tenere un mazzo di chiavi di riserva per lei o tenere i documenti importanti come passaporti, libretti postali ecc.

  • Tieni un registro degli episodi di violenza, incoraggiala a conservare delle copie dei messaggi.

  • Ricordale, in caso di emergenza, di chiamare il 112. Pensate insieme a come può mettere al sicuro sé stessa e gli eventuali figli in un momento critico, in modo che sia pronta in qualunque momento.

Continua ad essere l’amica di sempre


Ci vuole molto coraggio per lasciare qualcuno che ti controlla e ti intimidisce. Cerca di non fare pressione sulla persona che subisce violenza affinché se ne vada subito. Andarsene non è un gesto singolo, è un processo che richiede tempo, spesso anni. Falle sapere che sei lì per lei, qualunque cosa decida di fare. Anche se sembra non darti ragione, non la mollare, mai. Ricorda sempre che la violenza domestica è una questione molto delicata, ma ciò non vuol dire che debba diventare l’unico argomento di cui parlare con la tua amica. Falla svagare e non farla sentire come se la sua vita e la sua identità fossero ridotte alla sua condizione di “vittima”: per quanto la situazione possa essere tragica, lei è molto altro e molto di più della situazione che sta vivendo.


Effetti su di te


Sostenere affettivamente una donna che si trova in una relazione violenta può farti vivere stati emotivi intensi. Forse potrai sentirti in colpa, impotente, frustrata dai continui “alti e bassi” della relazione, ma sforzati di mantenere lucidità e senso della realtà, senza scoraggiarti o arrabbiarti per i momenti di indecisione: ricorda che è lei che deve decidere e che il tuo ruolo è limitato al supporto e al rispetto. Potrai sentirti in dovere di fare qualsiasi cosa: cerca invece di comprendere quali sono i tuoi limiti e di essere costante. Cerca di non essere l’unica persona di riferimento perché è un ruolo insostenibile e perché è più utile per lei avere una rete di supporto. Prenditi cura di te, altrimenti non potrai prenderti cura di lei.


Per avere più consigli e informazioni puoi rivolgerti ad un Centro Antiviolenza. Anche in questo caso non puoi sostituirti alla tua amica: puoi parlarle del centro antiviolenza più vicino, ma non prendere appuntamenti per lei o farla chiamare; in questi casi, infatti, riceverai un rifiuto dalle operatrici perché la scelta di chiamare un Centro Antiviolenza è solo della donna.



References:

(Accessed 25/11/2025)


 
 
 

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