• Caterina Allegra

Mantra e Laya Yoga, e brevi accenni al Kriya, Sannyasa e Integral Yoga



(Tatuarsi dei mantra rende forse il corpo più sacro?)

Prima di addentrarci alla scoperta delle varie scuole e dei svariati stili di Hatha Yoga presenti oggi, terminiamo l'esplorazione delle diverse tradizioni yogiche. Dopo aver parlato del Bhakti, Raja, Jnana e Karma Yoga qui, e dopo aver brevissimamente introdotto lo Hatha Yoga qui, parliamo adesso del Mantra e Laya, e terminiamo menzionando brevemente il Sannyasa, Kriya e Integral Yoga. Ci ricordiamo che tutti questi menzionati sono dei cammini di Yoga che portano alla stessa meta, la liberazione, la realizzazione del Sè, l'illuminazione, la beatitudine... ma che percorrono percorsi e propongono metodi a volte anche molto differenti.

Mantra Yoga

Le origini del Mantra Yoga risalgono ai Veda (antichissimi testi sacri dei popoli arii, risalenti al 2200 a.C.) Gli inni vedici sono scritti in in 15 diversi metri che richiedono una puntigliosa recitazione in contesti rituali e una attenta respirazione, necessaria ad ottenere la accuratezza richiesta. Da questo risale il Pranayama e il Mantra Yoga.

Non esiste una precisa traduzione dal sanscrito del termine Mantra. Un mantra è una parola sacra, un suono divino, o un suono carico di forza psicospirituale. E' un veicolo di trasformazione meditativa del corpo-mente umano e si crede abbia poteri magici. Il suono più importante nel rituale vedico era l'Om, e ad oggi questo è il fonema più riconosciuto e venerato dell'Induismo. La sillaba Om (la cui corretta trascrizione e pronuncia è AUM) esprime la pulsazione del cosmo stesso e la sua origine. Questa sillaba, secondo Woodroffe, contiene "una intera filosofia che tanti volumi non sarebbero in grado di contenere".

Le origini del Mantra Yoga possono essere dunque ritrovate nei Veda, ma il Mantra Yoga vero e proprio è il prodotto delle stesse forze filosofiche e culturali che hanno permesso lo sviluppo del Tantra nell'India medievale. Il Mantra Yoga è infatti uno degli aspetti principali del approccio tantrico ed è trattato in varie opere che appartengono a quella tradizione spirituale.

Esistono però alcuni testi che trattano in maniera specifica il Mantra Yoga, in particolare l'enciclopedico Mantra-Mahodadhi ("Oceano di Mantra"), composto da Mahidhara nel diciannovesimo secolo. In questo testo viene descritto il percorso del Mantra Yoga, composto da 16 gradini (dalla purificazione alle posture fisiche, dalla invocazione delle divinità alle recitazioni), con una forte componente ritualistica (simile al Tantra).

Mentre un tempo un mantra era considerato sacro, efficace e valido solo se rilasciato dal guru direttamente e personalmente allo studente, oggi i mantra sono facilmente reperibili ed accessibili a chiunque. Questo non dovrebbe però farci dimenticare la loro origine sacra.

Il Mantra Yoga è considerato uno dei cammini yogici più facili: dopotutto, chi non è in grado di recitare un mantra? Eppure, è ovvio che anche questo tipo di Yoga è impegnativo come tutti gli altri. La mera e semplice ripetizione di un mantra non porta alla liberazione. Paradossalmente, è necessario essere intensamente attenti per poter trascendere il gioco dell'attenzione e realizzare La Beatitudine-Consapevolezza-Essenza suprema. Il Mantra Yoga richiede gli stessi sacrifici di tutte le altre forme di Yoga.

Laya Yoga

Il Laya Yoga ha come obiettivo l'"assorbimento" o la "dissoluzione" meditativa. Il praticante di Laya Yoga cerca di dissolversi meditativamente attaccandosi esclusivamente al Sè trascendentale, andando oltre tutte le tracce mnemoniche e tutte le esperienze sensoriali, dissolvendo quindi il microcosmo, ovvero la mente, nella Beatitudine-Consapevolezza-Essenza trascendentale. Lo scopo del Laya yoga è quello di smantellare progressivamente il proprio universo interno tramite una intensa contemplazione, fino al punto in cui rimane solo la realtà singola e trascendentale, il Sè. Il Laya yoga è un attacco frontale alle illusioni dell'individuo.

Il Laya Yoga è oggi associato al Kundalini Yoga in quanto uno dei punti principali del Laya Yoga è il risveglio del KundaliniShakti, ma ricordiamo che mentre il Laya Yoga potrebbe essere definito come una fase più elevata e meditativa dell'Hatha Yoga, la scuola del Kundalini Yoga si è sviluppata nell'Occidente con Yogi Bhajan nel 20° secolo, mentre il Laya Yoga ha origini meno definite e più antiche (e spesso incluse nel Tantra Yoga, dal quale attinge ovviamente anche il Kundalini Yoga...).

La guida più autorevole sul Laya Yoga, dal titolo "Layayoga", è di Shyam Sundar Goswami (London: Routledge & Kegan Paul, 1980).

Sannyasa Yoga

"Yoga della Rinuncia", tradizionalmente l'ultimo degli stadi della vita per la filosofia induista, dopo lo stadio dello studente, dell'uomo/donna di famiglia e dell'uomo/donna che si ritira dalla vita materiale, ma che può essere intrapreso anche dopo lo stadio dedicato allo studio. Consiste nel rinunciare alla ricerca di beni materiali e mondani e nel dedicare la vita alla ricerca di beni spirituali per raggiungere l'illuminazione. E' una vita marcata da un forte ascetismo.

Kriya Yoga

Kriya è un termine sanscrito, derivato dalla radice sanscrita kri che significa "fare". Kriya significa "azione, sforzo". Il termine Kriya più comunemente si riferisce ad un "azione completata", tecnica, esercizio o pratica all'interno di una disciplina yogica con lo scopo di raggiungere un risultato specifico.

Il Kriya Yoga è un un antico sistema di Yoga riscoperto in tempi moderni da Mahavatar Babaji attraverso il suo discepolo Lahiri Mahasaya (1861). Il Kriya Yoga è stato portato alla consapevolezza internazionale da Paramahansa Yogananda con il suo libro "Autobiografia di uno Yogi". Yogananda ha portato il Kriya Yoga negli Stati Uniti e in Europa a partire dal 1920 e continua ancora oggi attraverso la sua organizzazione "Self-Realization Fellowship".

Integral Yoga

L'Integral Yoga è il primo unico e imponente tentativo di riformulare le varie tradizioni Yoga per i bisogni e le necessità dei nostri moderni. Il padre dell'Integral Yoga è Sri Aurobindo (1872-1950).

Sri Aurobindo ha voluto creare una forma di Yoga che potesse preservare la tradizione e al contempo adattare lo Yoga ai tempi moderni, e per fare ciò si è basato non solo sulla sua educazione europea ma anche sulla sua profonda esperienza e sperimentazione della vita spirituale. Sri Aurobindo era un esempio di quella rara combinazione che a volte si trova nella storia che unisce le qualità di originale filosofo con quelle di saggio e mistico. Con L'intergral Yoga, Sri Aurobindo ha cercato di creare uno Yoga che non avesse il "rifiuto del'ascetico", ovvero la tendenza a vedere il mondo materiale come un qualcosa da dover superare per poter raggiungere la liberazione. Aurobindo voleva la realizzazione del paradiso sulla Terra:

"La differenza fondamentale è l'insegnamento della presenza di una Verità divina e dinamica e un mondo attuale di ignoranza che la Verità può superare, creando una nuova Verità-Coscienza che divinizza la Vita. Il vecchio Yoga andava direttamente dalla mente verso l'Assoluto Divino, considerava ogni esistenza dinamica come Ignoranza, Illusione o Lila; e quando si entrava nella Divina Verità, statica e immutabile, affermavano, si esce dall'esistenza cosmica ... Il mio obiettivo è quello di realizzare e manifestare il Divino nel mondo, apportando per lo scopo un potere ancora non manifestato" (da "A Practical Guide to Integral Yoga: Extracts Compiled from the Writings of Sri Aurobindo and The Mother (Pondicherry, India: Sri Aurobindo Ashram, repr. 1976), p. 31).

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