• Caterina Allegra

I percorsi mistici dello Yoga: Jnana, Bhakti, Karma e Raja Yoga



Lo Yoga oggi è conosciuto principalmente come pratica fisica, e raramente si parla dello Yoga come cammino spirituale – forse perché siamo così alienati dal nostro vero essere, dalla nostra Natura, che non sappiamo più, né ci interessa sapere, cosa sia la spiritualità.

Immaginate invece lo Yoga come una montagna da scalare per liberarci dalle miserie materiali, e immaginiamo che dai piedi di questa montagna partano 4 sentieri diversi: questi sentieri sono i 4 percorsi (margas) Yoga: Jnana Yoga, Bhakti Yoga, Karma Yoga e Raja Yoga. Questi quattro percorsi sono aspetti dell’insieme che è lo Yoga e si incrociano spesso.

Jnana Yoga

La via della conoscenza, della saggezza, dell'introspezione, della contemplazione. Comporta una profonda analisi della natura del nostro essere attraverso l’esplorazione sistematica e l’abbandono di false identità. I praticanti usano la loro volontà e discriminazione a disidentificare se stessi dal corpo, dalla mente e dai sensi fino a realizzare niente altro che il Sé. Questo percorso richiede uno sviluppo dell'intelletto anche attraverso lo studio delle Scritture e dei testi della tradizione yogica ed è considerato difficile ed impegnativo.

"Conosciamo l'universo solo dal punto di vista dell'essere con 5 sensi. Immaginiamo di acquisire un altro senso: l'intero universo dovrebbe cambiare per noi" (Swami Vivekananda, Jnana Yoga, 1899)

Bhakti Yoga

Il sentiero della devozione, dell’emozione, dell’amore, della compassione. Vedendo il Divino in tutto quello che ci circonda, il sentiero del Bhakti Yoga ci fornisce l'opportunità di coltivare l'accettazione e la tolleranza verso tutti quelli con cui entriamo in contatto. I praticanti di Bhakti Yoga esprimono la natura devozionale del loro percorso in ogni loro pensiero, parola e azione. I processi di japa (ripetizione di mantra) e di meditazione interiore sulla divinità (deva ishta) prescelta dai devoti aspiranti sono particolarmente popolari nella maggior parte delle scuole Bhakti. Il Kirtan è una bellissima pratica di Bhakti Yoga in cui un mantra viene ripetuto cantando, spesso come botta e risposta con chi canta ed accompagnato da strumenti musicali (foto in alto: Kirtan Mela 2013 - festival del Kirtan; potete trovare esempi di kirtan e mantra dal sito di David Lurey). Il Bhakti Yoga è considerato un percorso accessibile a tutti in quanto non richiede un particolare studio.

"Quello che è importante non è il modo specifico in cui Dio è adorato, ma il grado in cui il devoto è pieno di amore". (Prem Prakash, Lo Yoga della Devozione Spirituale - Traduzione Moderna dei Narada Bhakti Sutra, 48-49, 1998).

Karma Yoga

La via dell'azione altruistica, del servizio agli altri, della consapevolezza. Gli aspiranti del Karma Yoga dissolvono la loro identificazione con il proprio corpo e la propria mente attraverso l'identificazione con il mondo intero e la vita, dimenticando l’ego nel servizio agli altri. Pratichiamo karma yoga ogni volta che eseguiamo il nostro lavoro e viviamo la nostra vita in maniera disinteressata, esclusivamente per servire gli altri. Servendo il divino e l'umanità (senza egoismo, individualismo, e attaccamento) il cuore diventa puro, l'ego svanisce e, nel tempo, o tra molte vite, si diventa sempre più in sintonia e in unione con il divino.

"Tu hai diritto all'azione, ma mai ai frutti che derivano dall'azione. Non considerarti il produttore dei frutti delle tue azioni, e non permettere a te stesso d'essere attaccato all'inattività. Agisci e lavora in questo mondo, Arjuna, come un uomo integro. senza attaccamenti egoistici, e così in caso di vittorie e sconfitte. Perché lo Yoga è perfetta equanimità della mente" (Bhagavad Gita, II, 47-48).

Pensiamo a tutti i volontari che esistono al mondo: sono tutti sul sentiero del Karma Yoga nel momento in cui dedicano il loro lavoro alla causa senza essere attaccati al riconoscimento del loro lavoro. La vita e l'opera di Madre Teresa incarnano la combinazione del Karma e del Bhakti Yoga con gli aspetti devozionali del Bhakti e il servizio disinteressato del Karma yoga.

"Disinteressato" significa che non ci si deve preoccupare se i risultati ottenuti sono causati dalle vostre azioni o no, a condizione che il vostro movente è puro, e i vostri metodi corretti. Realmente, vuol dire che le cose si risolvono sempre, alla fine, se ci si prende cura dei metodi e si lascia il resto a Lui. (...) "Rinuncia dei frutti" non significa affatto indifferenza per il risultato. Per quanto riguarda ogni azione bisogna conoscere il risultato che si prevede di ottenere, la maniera per raggiungerlo, e la capacità per raggiungerlo. Colui che, con questa predisposizione, è senza desiderio nei confronti dei risultati ed è ancora del tutto assorto nell'adempimento del compito, si dice che abbia rinunciato ai frutti della sua azione. (M.K.Gandhi, "Young India", 1931)

Raja Yoga

La via della meditazione, della realizzazione. Raja significa "regale", e la meditazione è il punto focale di questo ramo di yoga classico. Questo approccio è presentato da Patanjali nel “Yoga Sutra”. In questo testo viene indicato il cammino da seguire per raggiungere il Samadhi.

"Il Samadhi può essere definito come lo stato di beatitudine nel quale, sperimentando una differente consapevolezza delle cose, si consegue la liberazione (mokṣa) dal "ciclo delle rinascite" (saṃsāra)" (Mircea Eliade, 2008).

Questo cammino passa attraverso 8 stadi o rami dello Yoga (aṣṭāṅga "otto membra"): 1) Yama, ovvero suggerimenti di come comportarsi nei confronti degli altri. Questi sono: non-violenza, sincerità, non rubare, continenza, non-attaccamento; 2) Niyama, ovvero suggerimenti sul come vivere la propria vita. Questi sono: pulizia, contentezza, disciplina, studio dei testi sacri e l'abbandono a Dio, un Dio che non è diverso da noi stessi; 3) Asana, pratiche fisiche; 4) Pranayama, esercizi di respirazione per il controllo del prana, l'energia vitale; 5) Pratyahara, controllo dei sensi; 6) Dharana, concentrazione; 7) Dhyana, meditazione, contemplazione; 8) Samadhi, congiunzione con l'oggetto della meditazione, assorbimento della coscienza nel sé, estasi.

"Quando l'oggetto della meditazione assorbe chi medita, e appare come soggetto, si perde la consapevolezza di se stessi. È il samādhi" (Yoga Sūtra, III, 3)

Parti integranti dell'insieme che è lo Yoga

E’ importante capire che i 4 percorsi non devono essere integrati o uniti in quanto non sono mai stati realmente divisi in primo luogo. Non si tratta di incollare insieme unità separate. Piuttosto, sono tutti una parte dell’insieme che si chiama Yoga e lavorano all’unisono, come le dita di una mano. E’ normale che ognuno di noi abbia una predisposizione verso l'uno o l'altro cammino, ed è anche normale addentrarci nelle pratiche che riteniamo più consone alla nostra indole.

Lo Yoga era tradizionalmente trasmesso oralmente, piuttosto che attraverso testi, i quali sono necessariamente lineari, ordinati e raggruppati in capitoli. Negli insegnamenti orali vi è invece un movimento naturale da un aspetto all'altro dei quattro percorsi Yoga. I libri e le loro classificazioni sono utili, ma dobbiamo ricordare che lo Yoga è un insieme con vari aspetti. Ad esempio, nel testo “Hatha Yoga Pradipika”, il Hatha Yoga (spesso chiamato "yoga fisico") è descritto anche in relazione al Kundalini Yoga. Il testo spiega anche che lo scopo dell’Hatha Yoga è il Raja Yoga – dal quale deriva. Quindi, possiamo considerare il Hatha Yoga e il Kundalini Yoga come parti o aspetti del Raja Yoga, che è uno dei 4 percorsi Yoga.

Dunque, anche se è sicuramente vero che ognuno di noi ha predisposizioni verso l'uno o l'altro dei 4 percorsi di Yoga, non possiamo evitare o abbandonare gli altri:

Lo Jnana Yoga tratta principalmente la conoscenza, la saggezza, l’introspezione e la contemplazione, e siccome ognuno ha una mente che ad un certo punto verrà spontaneo e necessario esaminare, ecco che la riflessione silenziosa che caratterizza il Jnana Yoga avverrà in maniera naturale.

Bhakti Yoga: Tutte le persone sperimenteranno emozioni come l'amore, la compassione e la devozione durante il cammino Yoga, indipendentemente da quale dei cinque percorsi Yoga è il predominante.

Karma Yoga: Nessuno può vivere in un corpo e nel mondo senza compiere azioni. Anche un asceta che vive in una grotta himalayana deve compiere qualche azione, e in tal modo, un certo grado di Karma Yoga è essenziale.

Raja Yoga: Tutti noi possiamo fare esperienza della quiete e della immobilità alla fine di una pratica fisica o spirituale, e nel contempo incontrare e trattare bramosie ed avversioni causate dalla mente, osservandole e meditandoci sopra, toccando così il Raja Yoga.

Anche se i 4 percorsi lavorano insieme, insieme ad altri aspetti dello Yoga, è estremamente utile essere consapevole di quale dei percorsi Yoga è più in linea con le proprie predisposizioni. Identificando questa strada, questa può essere enfatizzata nella nostra vita, mentre gli altri cammini possono essere saggiamente, amorevolmente utilizzati per migliorare il percorso Yoga scelto.

Per approfondire, si può iniziare con la lettura del Bhagavad Gita (nel quale vengono delineati i 3 cammini dello Jnana, Bhakti e Karma yoga) e del Yoga Sutra di Patanjali in cui si descrive il cammino del Raja Yoga.

Namaste!

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