• Caterina Allegra

Dopo la tua morte, non riguarda più te



Sento spesso affermare cose del tipo: alla mia morte, non voglio un funerale in chiesa! o, voglio essere cremata! e le ceneri sparse al vento, o voglio una festa in mio onore ecc ecc. E anche a me piace l'idea di essere cremata e avere le ceneri sparse su qualche monte qui in Sicilia. Ma (a parte che questo in teoria in Italia, se non erro, non si può fare), la questione è ben altra. Alla tua morte, la questione non riguarda più te. Riguarda le persone che hai lasciato, che non ti hanno più. Quindi tu puoi avere tutte le volontà del come essere trattato dopo la morte, ma le persone che ti hanno voluto bene in vita vogliono (quasi sempre) e hanno bisogno di un rituale che le faccia comprendere che non ci sei più.  La Chiesa, nel mondo occidentale, è un luogo di culto. E' considerato un luogo sacro. Anche io ogni tanto vado in qualche chiesetta a meditare. Anzi, le esperienze più forti a livello di fede le ho avuto in luoghi come Notre-Dame di Paris (non dimenticherò mai la prima volta che ci sono entrata, avrò avuto 10 anni, c'era la messa, in quel momento ho capito tante cose - oltre l'idea dietro l'architettura gotica) oppure a Fatima, in Portogallo, dove sono rimasta un tempo imprecisato, come magnetizzata, nella Chiesa principale perché c'era una energia incredibile. 

Incredibile, ma non inspiegabile.  In questi luoghi sacri d'occidente (chiese, luoghi di culto) si sono susseguite le preghiere continue di milioni di persone, da anni, secoli, millenni. Si prega un qualcosa di spirituale, di inafferrabile, di sacro. Se hai il cuore aperto ed entri in una chiesa, qualsiasi chiesa, lo senti. 

Ecco, è in un posto così che quasi sempre si da l'estremo saluto ad una persona il cui corpo lascia questa terra, e tutte le persone che l'hanno amato. Anche se per tanti forse un bosco è più sacro di una chiesa, la chiesa racchiude un senso di comunità che i boschi non hanno più (o che hai boschi è stata sottratta...). Nella società moderna, abbiamo perso il senso del rito, ma i riti ci servono per sentirci parte di un qualcosa, per credere, per avere fede. In cosa, non importa, ma in momenti in cui il materiale crolla, non è sbagliato cercare conforto nel spirituale. E infine, dopo la morte, dobbiamo ancora aggrapparci ad un ideale fondato sull'ego? IO, ME, MIO. La mia morte, il mio corpo, le mie volontà. Quanto contano veramente? Cosa è importante davvero?  Tutti queste opinioni e ideali su cui basiamo la nostra identità si frantumano, finalmente, con la morte. Lasciamo ai nostri cari la possibilità di piangerci come vogliono loro, o come è usanza, abitudine, costume. Il nostro ricordo è ben altro, e su quello possiamo lavorarci adesso. Possiamo pianificare il funerale più bello che esiste (nella nostra mente) ma quello che rimane davvero, dopo di noi, è quel tepore nei cuori altrui. Le parole gentili che abbiamo detto. La nostra presenza, l'ascolto. L'amore. La nostra vita, quella che vogliamo ricordata, possiamo iniziare a piantarla adesso. E quando seppelliranno il nostro corpo in una fredda tomba di marmo, rimarrà il nostro calore nei cuori altrui, e cresceranno boschi in lande lontane.

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