• Caterina Allegra

La non-dualità della Croce



("La Crocifissione" di G. Tiepolo, olio su tela, 1745-50).

"Come uno sposo, Cristo uscì dalla sua camera ... Venne al letto nuziale della croce e lì, salitovi, consumò il suo matrimonio. E quando percepì i sospiri della creatura, amorosamente si offrì al tormento invece della sua sposa, unendosi (a lei) per sempre.”

- Sant'Agostino

La crocifissione come una celebrazione della vita? Come un matrimonio? Ma che sta succedendo?

Quando ci svegliamo dai nostri sogni d'infanzia e smettiamo di prendere alla lettera le metafore religiose e spirituali, quando smettiamo di credere che il vero figlio di un vero “Dio”, veramente morto su una vera croce e poi veramente rinato ed è veramente salito a un vero paradiso, il crocifisso rivela la sua verità più profonda e più intimamente umana: che quando il dolore non è più resistito, quando ci ricordiamo chi siamo veramente, ovvero la vasta, aperta, spaziosa capacità di tutta la vita, quando ci ricordiamo la nostra vera identità, che è la consapevolezza stessa, allora la nostra umanità, con tutta la sua bellezza e la sua confusione e le sue pene, è vista come inscindibile dal divino, indivisa dalla grazia, e quindi come un qualcosa che possiamo abbracciare, anche quando fa male.

Il simbolo della croce punta verso ciò che non può essere crocifisso. Essa ci ricorda chi siamo veramente prima della storia del tempo e dello spazio. In questo luogo di presenza, la sposa e lo sposo, il padre e il figlio, il tempo e l'assenza di tempo, il vuoto e la forma, anche la vita e la morte sono dei meri opposti immaginari mentali, che nuotano in un amore, un silenzio ed una totalità che va al di là della comprensione.

La tortura selvaggia della croce ti risucchia nel suo centro infinitamente calmo.

E così, la crocifissione, intesa nel suo senso spirituale più profondo, va oltre la teologia e anche la psicologia, e diventa l'invito definitivo al risveglio; in altre parole, invita a morire a tutto ciò che è falso, ed in mezzo a questa devastazione, a scoprire la vita eterna che si è già. Chiamare questo silenzio Dio o consapevolezza o non chiamarlo proprio niente, in realtà non ha più importanza - è tutto semplicemente una metafora per quello che già si è, prima ancora delle parole.

Tutti noi viviamo la nostra crocifissione. Noi tutti a volte affrontiamo la rovina e il ridicolo e la disperazione e la perdita dell'immagine. Nessuno sfugge completamente a queste prove della vita. Nessuno può dividere se stesso dal fiume dell'umanità, come ha insegnato il Buddha. L'unica domanda è, qual'è il vostro rapporto con questa esistenza? Possiamo “amorevolmente dare noi stessi fino al tormento”? Possiamo essere “uniti per sempre” a noi stessi, in una pace che vada al di là della comprensione? Possiamo vedere che la morte in sé non è nulla da temere? Possiamo trovare accoglienza interiore in mezzo all'inaccettabile?

Che tu creda letteralmente alla crocifissione o meno, e che tu ti definisca un cristiano, un Ebreo, un non dualista o anche un ateo, non puoi negare il sorprendente potere mitologico e simbolico della crocifissione, e la sua importanza duratura come un insegnamento universale del profondo risveglio in mezzo al dolore insopportabile, un insegnamento che trascende la religione stessa e parla a tutti, senza distinzione di età, ambiente, origine, colore o credo.

Io non etichetto me stesso come cristiano, ma nascosto in bella vista al centro della storia della vita e della morte di un uomo chiamato Gesù (la cui esistenza o non esistenza letterale va oltre il punto della questione) è un insegnamento sorprendentemente potente e non-duale di amore incondizionato, accettazione profonda e straziante perdono - un insegnamento, è ovvio, che è anche al centro di tutte le altre grandi tradizioni religiose del mondo. La verità non può essere contenuta - si tratta di un fiume selvaggio, traboccante ovunque. Non c'è da stupirsi ci siano così tante religioni nel mondo, tanti sistemi di metafora, ognuno a suo modo cercando di esprimere l'unica verità indicibile dell'esistenza: che lo strumento della tortura, la cosa che un tempo ha minacciato di rompere il tuo spirito, alla fine diventa la tua salvezza, anzi addirittura ti sveglia alla presenza, alla gratitudine, al miracolo della creazione. Che quando ci rivolgiamo per affrontare senza paura quella apparente oscurità possiamo scoprire solo luce indivisa, trovare una parte di noi stessi che ha desiderio di amore. Che la libertà non sta nella fuga verso l'Assoluto, ma nell'affermare la vita così com'è - nel consumare il nostro matrimonio con la nostra umanità, comprese tutte le sue prove e tribolazioni, e conoscere Dio come principio indissolubile presente anche nel nostro dolore, quello che ci tiene anche quando non riusciamo a tenere noi stessi.

- Jeff Foster

(articolo originale tratto dal sito di Jeff Foster, link all'articolo: http://www.lifewithoutacentre.com/writings/the-nonduality-of-the-cross/ da me tradotto dallinglese)

#JeffFoster #nondualità #crocifisso

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